La storia della Coppa del Mondo Mondiali di calcio

Scheda nazionale nell'edizione

Il Mondiale della Corea del Sud: una vittoria, due sconfitte e l'eliminazione tra le terze

Primo turno

KOR Primo turno

Canada, Messico e Stati Uniti 2026 · 08/06/2026 - 19/07/2026

Edizione

2026

Esito

Primo turno

Partite

3

Giocatori

26

Staff

0

Visual Corea del Sud Canada, Messico e Stati Uniti 2026

Racconto

La nazionale in questa edizione

Pagina editoriale dedicata al percorso di questa squadra nel torneo.

Il Mondiale della Corea del Sud è finito in una zona particolare, quella più crudele del nuovo formato a 48 squadre. Non ultima nel girone, non travolta, non eliminata senza vincere. La squadra asiatica ha chiuso terza nel Gruppo A con tre punti, dopo una vittoria e due sconfitte, poi è rimasta fuori dalla classifica delle migliori terze. In pratica: abbastanza competitiva per restare in corsa, non abbastanza solida per continuare.

Aveva iniziato bene, battendo la Repubblica Ceca in rimonta. Aveva poi perso di misura contro il Messico padrone di casa e contro il Sudafrica, senza crollare nel punteggio ma lasciando sul campo tutto ciò che serve per sopravvivere in un Mondiale: gol, lucidità, gestione degli episodi, capacità di trasformare il possesso in risultato.

Il bilancio finale è severo. Tre partite, due gol segnati, tre subiti, una sola vittoria e una qualificazione sfumata non nel proprio girone, ma nel confronto con le altre terze. Il nuovo Mondiale non perdona queste mezze misure. Ti consente di restare vivo anche con una sconfitta, a volte anche con due, ma poi ti mette davanti a una graduatoria fredda: punti, differenza reti, gol segnati, disciplina. La Corea è rimasta dalla parte sbagliata.

Il torneo ha avuto anche un finale istituzionale pesantissimo: dimissioni del commissario tecnico Hong Myung-bo, critiche pubbliche, accuse al sistema federale e la sensazione che l'eliminazione non fosse solo un problema di campo. Per una nazionale alla undicesima partecipazione mondiale consecutiva, abituata ormai a considerare la fase finale come una presenza stabile, uscire così è stato molto più di un incidente.

Una nazionale abituata a esserci, ma non ancora a comandare

La Corea del Sud arrivava al Mondiale con uno status diverso rispetto a molte squadre asiatiche. Non era una debuttante, non era una sorpresa, non era una nazionale felice solo di partecipare. Era alla sua undicesima presenza consecutiva in Coppa del Mondo, un dato che racconta continuità, struttura e peso nel calcio asiatico.

Proprio per questo, il girone sembrava un'occasione reale. Il Messico era favorito anche per il fattore campo, ma Repubblica Ceca e Sudafrica erano avversarie affrontabili. Non semplici, non inferiori per definizione, ma dentro un contesto in cui la Corea poteva legittimamente pensare di passare il turno. Con il nuovo formato, inoltre, anche il terzo posto poteva diventare una via di salvezza.

Il problema è che la Corea ha vissuto il torneo a metà. Ha avuto abbastanza qualità per partire bene, abbastanza organizzazione per non essere travolta, ma non abbastanza continuità per prendere il controllo del proprio destino. E questa è forse la delusione più grande. Non è uscita da un gruppo impossibile. Non è stata condannata da tre avversarie superiori. È uscita da un girone in cui aveva margine per fare meglio.

La sensazione, già prima del Mondiale, era quella di una nazionale con talento ma anche con molte tensioni. Il ritorno di Hong Myung-bo in panchina era stato contestato, discusso, letto da una parte dell'opinione pubblica come una scelta poco limpida. Il torneo avrebbe potuto spegnere le polemiche con i risultati. Invece le ha amplificate.

La rimonta sulla Repubblica Ceca e l'illusione della partenza giusta

L'esordio contro la Repubblica Ceca aveva dato alla Corea tutto ciò che una squadra cerca nella prima partita di un Mondiale: tre punti, reazione emotiva, gol pesanti e la sensazione di poter costruire qualcosa. Non era stata una vittoria comoda, ma proprio per questo sembrava significativa.

La Repubblica Ceca era passata avanti, costringendo la Corea a inseguire già nella prima gara. La squadra di Hong, però, non si era disunita. Aveva alzato il ritmo, aveva trovato il pareggio con Hwang In-beom e poi il gol della vittoria con Oh Hyeon-gyu. Una rimonta vera, contro un'avversaria europea fisica, organizzata e bisognosa a sua volta di punti.

Quel 2-1 aveva aperto scenari molto positivi. Con tre punti dopo la prima giornata, la Corea poteva affrontare il Messico con meno ansia e poi giocarsi tutto contro il Sudafrica. Nel nuovo formato, una vittoria iniziale è un capitale enorme: ti mette quasi sempre dentro la conversazione delle migliori terze e, con un altro punto, può avvicinarti molto alla qualificazione.

La vittoria sulla Repubblica Ceca, però, ha avuto anche un effetto ingannevole. Ha dato l'impressione che la Corea avesse superato le sue incertezze, quando in realtà le aveva solo coperte. La squadra aveva reagito bene, ma non aveva dominato. Aveva segnato due gol, ma non aveva mostrato una produzione offensiva irresistibile. Aveva vinto, ma non aveva ancora dimostrato di saper gestire una partita da posizione di forza.

Quella gara è rimasta il momento migliore del Mondiale coreano. Il problema è che non ha avuto seguito.

Guadalajara, l'errore che ha cambiato il girone

La partita contro il Messico è stata il primo vero punto di rottura. La Corea arrivava con tre punti, il Messico con l'entusiasmo della squadra di casa e la possibilità di chiudere subito la qualificazione. Era una gara ad alta pressione, giocata dentro un ambiente completamente favorevole ai messicani.

La Corea ha resistito per un tempo, cercando di contenere il ritmo e l'energia del Messico. Non ha dato l'impressione di essere travolta, ma ha faticato a costruire azioni pulite e a portare pericoli continui. Il Messico, spinto dal pubblico e più sicuro nel palleggio, ha progressivamente preso campo.

Il momento decisivo è arrivato al 50'. Kim Seung-gyu non ha trattenuto un pallone arrivato dalla fascia e Luis Romo ha trasformato l'errore nel gol dell'1-0. È stato un episodio pesante, perché ha consegnato al Messico la partita che cercava e ha costretto la Corea a inseguire contro una squadra ormai pienamente dentro il proprio torneo.

Hong Myung-bo, dopo la sconfitta, aveva invitato i giocatori a voltare pagina. Ed era l'unica cosa possibile. Ma quella gara aveva già cambiato l'equilibrio del gruppo. Il Messico volava verso il primo posto, mentre la Corea perdeva la possibilità di qualificarsi con anticipo e veniva trascinata verso una terza partita molto più pericolosa.

Il punto tecnico è semplice: la Corea non ha perso 1-0 perché inferiore in ogni fase. Ha perso perché in un Mondiale gli errori individuali diventano subito classifica. Un pallone non trattenuto, una respinta sporca, un attimo di disattenzione. In un torneo in cui le migliori terze vengono separate anche dalla differenza reti e dai gol segnati, una sconfitta così diventa enorme.

Il Sudafrica e la partita che non si poteva perdere

La gara contro il Sudafrica era il vero bivio del Mondiale coreano. La Corea sapeva che una vittoria avrebbe probabilmente risolto il discorso. Un pareggio avrebbe lasciato scenari aperti ma più controllabili. Una sconfitta, invece, avrebbe trasformato i tre punti iniziali in una speranza appesa agli altri gironi.

È arrivata la sconfitta.

Il Sudafrica ha giocato una partita molto intelligente. Non aveva bisogno di dominare per novanta minuti: doveva restare vivo, colpire al momento giusto e proteggere il risultato. Thapelo Maseko ha segnato nella ripresa, al 63', e quel gol ha spostato completamente il destino del gruppo. Per i Bafana Bafana è stato il colpo che ha aperto la prima qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Per la Corea è stato il momento in cui il suo Mondiale è scivolato nel limbo.

La cosa più grave non è stata perdere 1-0. È stata non trovare risposta. La Corea aveva qualità offensive, esperienza, giocatori abituati all'Europa e un capitano simbolico come Son Heung-min, ma non è riuscita a trasformare la pressione finale in un gol. Ha spinto, ha cercato soluzioni, ma senza quella pulizia necessaria per cambiare la partita.

Contro il Messico si poteva parlare di episodio. Contro il Sudafrica il discorso è diventato più ampio. Due partite consecutive senza segnare, due sconfitte per 1-0, due occasioni perse per mettere al sicuro il passaggio. In un Mondiale a 48 squadre, questo è il tipo di sequenza che ti lascia in vita aritmeticamente ma ti toglie il controllo.

La Corea non è uscita al fischio finale di quella partita. Ma è lì che ha smesso di decidere per se stessa.

La classifica delle terze e l'attesa che ha fatto più male

Dopo la sconfitta con il Sudafrica, la Corea del Sud era terza nel Gruppo A. Non eliminata subito, non qualificata, sospesa. Tre punti, una vittoria, due sconfitte, differenza reti negativa. Il nuovo formato le lasciava ancora una possibilità: rientrare tra le otto migliori terze.

È qui che il racconto va distinto da una normale eliminazione al primo turno. La Corea aveva fatto abbastanza per non chiudere ultima, ma non abbastanza per considerarsi al sicuro. Il suo destino era passato dalla classifica del girone alla classifica parallela delle terze. Una classifica meno visibile, ma decisiva.

Il problema era il profilo dei suoi tre punti. La vittoria sulla Repubblica Ceca era stata preziosa, ma le due sconfitte per 1-0 avevano lasciato la squadra con pochi gol segnati e una differenza reti debole. Nel confronto con altre terze, questo pesa moltissimo. Non conta solo arrivare terzi: conta come ci arrivi.

Per qualche tempo la Corea è rimasta appesa agli altri risultati. Poi il quadro si è chiuso e la sentenza è arrivata: fuori dalle migliori otto terze. Una condanna più lenta e forse più frustrante, perché non dipende più da ciò che puoi fare in campo. Dipende da partite altrui, gol altrui, combinazioni che cambiano mentre tu sei già fermo.

La Corea è stata eliminata lì. Non da ultima del gruppo, ma nella graduatoria comparata. E questa cosa rende il bilancio ancora più amaro: bastava poco. Un pareggio con il Sudafrica, un gol segnato contro il Messico, una differenza reti migliore, un finale più lucido. Il Mondiale è finito su dettagli che, sommati, sono diventati una bocciatura.

Due partite senza gol: il vero fallimento tecnico

Il dato più pesante del torneo coreano è la sterilità dopo l'esordio. Due gol nella prima partita, zero nelle due successive. La squadra che aveva iniziato in rimonta contro la Repubblica Ceca si è spenta proprio quando doveva consolidare.

Non è mancato solo il gol. È mancata la capacità di creare una pressione offensiva abbastanza chiara da mettere davvero in difficoltà Messico e Sudafrica. La Corea ha avuto possesso, ha avuto momenti di spinta, ha avuto giocatori di qualità, ma troppo spesso l'azione si è fermata prima dell'area o si è trasformata in soluzioni prevedibili.

Son Heung-min resta il volto storico di questa generazione, ma non poteva bastare da solo. La Corea aveva bisogno di un sistema capace di portare più uomini in zona gol, di liberare conclusioni migliori, di costruire superiorità sulle fasce e tra le linee. Invece, dopo l'esordio, la squadra ha dato la sensazione di dipendere troppo da giocate isolate e troppo poco da un meccanismo offensivo stabile.

In un Mondiale normale, una squadra può anche sopravvivere con pochi gol se difende in modo perfetto. Nel 2026, con la classifica delle terze, il discorso è ancora più spietato. Segnare poco significa ridurre il margine, rendere ogni errore decisivo, consegnarsi a calcoli complicati. La Corea ha perso due partite per un solo gol, ma non ha mai trovato il gol che avrebbe cambiato tutto.

Questa è la differenza tra una buona partenza e un buon torneo.

Hong Myung-bo e una panchina diventata caso nazionale

Le dimissioni di Hong Myung-bo non sono state una semplice formalità post-eliminazione. Sono state la conseguenza di un torneo deludente, ma anche di una tensione che precedeva il Mondiale. Il suo ritorno in panchina nel 2024 era stato discusso, criticato, percepito da una parte del pubblico come il risultato di un processo poco trasparente.

Quando la Corea ha vinto la prima partita, quelle polemiche sembravano almeno sospese. Quando sono arrivate le sconfitte con Messico e Sudafrica, sono esplose. Hong si è preso la responsabilità, ha chiesto scusa ai tifosi e ha lasciato l'incarico dopo l'eliminazione. Era probabilmente inevitabile.

Il fatto che anche il presidente Lee Jae Myung sia intervenuto pubblicamente rende l'episodio ancora più significativo. Non si è trattato solo di una critica sportiva, ma di una richiesta di chiarimenti sulla gestione, sulle nomine, sulle responsabilità della federazione. Quando una sconfitta mondiale arriva fino al livello politico, significa che il problema viene percepito come sistemico.

Questo può essere pericoloso, perché il calcio rischia di diventare un terreno di resa dei conti. Ma può anche essere utile, se costringe davvero a guardare oltre il risultato. La Corea non è uscita solo perché un portiere ha sbagliato con il Messico o perché Maseko ha segnato per il Sudafrica. È uscita perché il progetto tecnico non ha retto il momento decisivo, e perché attorno alla nazionale c'era già una fiducia fragile.

Hong ha pagato per tutti, ma il Mondiale suggerisce che la domanda sia più grande del nome dell'allenatore.

Il paradosso di una nazionale stabile ma insoddisfatta

La Corea del Sud vive un paradosso particolare. È una delle nazionali più stabili del calcio mondiale per presenza ai Mondiali, ma questa stabilità non produce automaticamente soddisfazione. Anzi, alza le aspettative. Essere sempre presenti non basta più. L'obiettivo è superare i gironi, entrare nella fase a eliminazione diretta, confermare il peso asiatico anche contro avversarie di continenti diversi.

Il 2026 ha mostrato che la base c'è ancora. La Corea non è una squadra lontana dal livello mondiale. Ha giocatori, esperienza, tradizione, ritmo internazionale. Ma ha anche mostrato una fragilità preoccupante nel trasformare tutto questo in risultati. La vittoria iniziale aveva dato l'impressione di una nazionale matura. Le due sconfitte successive hanno raccontato il contrario: una squadra che, sotto pressione, non riesce a trovare il secondo piano.

Il Sudafrica è passato, la Corea no. Questa frase è forse la sintesi più dura del girone. Non perché il Sudafrica non meritasse, ma perché la Corea arrivava al torneo con un'abitudine diversa e un'aspettativa diversa. Perdere lo scontro diretto e poi uscire tra le terze non può essere archiviato come sfortuna.

Il nuovo formato dà più opportunità, ma anche più modi di fallire. La Corea ha sperimentato proprio questo: non è bastato arrivare terza, non è bastato vincere una partita, non è bastato perdere di misura. Serviva qualcosa in più.

Una generazione davanti a un bivio

Il Mondiale 2026 potrebbe segnare una fine più ampia di quella della sola gestione Hong. Son Heung-min è ormai nella parte finale della carriera internazionale, Kim Min-jae resta un pilastro difensivo, ma il ciclo emotivo della nazionale sembra aver bisogno di una nuova struttura. Non basta più affidarsi ai nomi più riconoscibili.

La Corea deve decidere come vuole giocare e chi deve guidare la prossima fase. Ha bisogno di un progetto tecnico più chiaro, di una scelta dell'allenatore percepita come solida e trasparente, di un attacco meno dipendente da singoli episodi e di una gestione mentale più forte nelle partite decisive. Perché il problema del 2026 non è stato perdere contro il Messico padrone di casa; è stato non reagire abbastanza dopo. Non è stato subire il gol del Sudafrica; è stato non trovare una risposta.

Il torneo lascia una lezione precisa. La Corea sa qualificarsi ai Mondiali, ma questo non è più un traguardo sufficiente. Sa partire bene, ma deve imparare a chiudere i discorsi. Sa restare competitiva, ma deve produrre più gol. Sa arrivare terza, ma nel nuovo formato la terza posizione è solo una domanda, non una risposta.

Questa volta la risposta è stata negativa.

La Corea del Sud torna a casa non da ultima, ma da esclusa nella classifica delle migliori terze. È una differenza tecnica, ma anche narrativa. Non è stata fuori dal torneo fin dall'inizio. È rimasta sulla soglia, ha aspettato, ha sperato. Poi ha scoperto che una vittoria sola, senza continuità e senza gol nelle partite decisive, non basta più.

Partite

Il percorso nel torneo

Le partite giocate da Corea del Sud a Canada, Messico e Stati Uniti 2026, suddivise per fase.

Fase a gironi

Primo Turno

3 partite 1 gruppi

Gruppo A

3 partite
# Nazionale Pt G V N P GF GS DR
1 9 3 3 0 0 6 0 6
2 4 3 1 1 1 2 3 -1
3 3 3 1 0 2 2 3 -1
4 1 3 0 1 2 2 6 -4
Bandiera Messico

Posizione 1

Messico
9 pt
G 3
V 3
N 0
P 0
GF 6
GS 0
DR 6
Bandiera Sudafrica

Posizione 2

Sudafrica
4 pt
G 3
V 1
N 1
P 1
GF 2
GS 3
DR -1
Bandiera Rep. Ceca

Posizione 4

Rep. Ceca
1 pt
G 3
V 0
N 1
P 2
GF 2
GS 6
DR -4

Rosa

Giocatori convocati

La rosa associata a questa nazionale nell'edizione selezionata.

# Giocatore Età Ruolo Club
Kim Seung-gyu
35 Portiere FC Tokyo (JPN)
Lee Hanbeom
23 Difensore FC Midtjylland (DEN)
Lee Gihyuk
25 Centrocampista Gangwon FC (KOR)
Min-jae Kim
29 Difensore FC Bayern München (GER)
Kim Taehyeon
25 Difensore Kashima Antlers (JPN)
In-beom Hwang
29 Centrocampista Feyenoord Rotterdam (NED)
Son Heung-min
33 Attaccante LAFC (USA)
Seung-ho Paik
29 Centrocampista Birmingham City FC (ENG)
Gue-sung Cho
28 Attaccante FC Midtjylland (DEN)
Lee Jae-sung
33 Centrocampista 1. FSV Mainz 05 (GER)
Hwang Hee-chan
30 Centrocampista Wolverhampton Wanderers FC (ENG)
Bum-keun Song
28 Portiere Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Lee Taeseok
23 Difensore FK Austria Wien (AUT)
Cho Wije
24 Difensore Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Moon-hwan Kim
30 Difensore Daejeon Hana Citizen FC (KOR)
Park Jinseob
30 Difensore Zhejiang FC (CHN)
Bae Junho
22 Centrocampista Stoke City FC (ENG)
Oh Hyeongyu
25 Attaccante Beşiktaş JK (TUR)
Kang-in Lee
25 Centrocampista Paris Saint-Germain (FRA)
Yang Hyunjun
24 Centrocampista Celtic FC (SCO)
Jo Hyeonwoo
34 Portiere Ulsan HD (KOR)
Seol Youngwoo
27 Difensore FK Crvena Zvezda (SRB)
Castrop Jens
22 Difensore Borussia Mönchengladbach (GER)
Kim Jingyu
29 Centrocampista Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Eom Jisung
24 Centrocampista Swansea City AFC (WAL)
Lee Donggyeong
28 Centrocampista Ulsan HD (KOR)

#— · Portiere

Kim Seung-gyu
35 anni
Club FC Tokyo (JPN)
Ruolo Portiere

#— · Difensore

Lee Hanbeom
23 anni
Club FC Midtjylland (DEN)
Ruolo Difensore

#— · Centrocampista

Lee Gihyuk
25 anni
Club Gangwon FC (KOR)
Ruolo Centrocampista

#— · Difensore

Min-jae Kim
29 anni
Club FC Bayern München (GER)
Ruolo Difensore

#— · Difensore

Kim Taehyeon
25 anni
Club Kashima Antlers (JPN)
Ruolo Difensore

#— · Centrocampista

In-beom Hwang
29 anni
Club Feyenoord Rotterdam (NED)
Ruolo Centrocampista

#— · Attaccante

Son Heung-min
33 anni
Club LAFC (USA)
Ruolo Attaccante

#— · Centrocampista

Seung-ho Paik
29 anni
Club Birmingham City FC (ENG)
Ruolo Centrocampista

#— · Attaccante

Gue-sung Cho
28 anni
Club FC Midtjylland (DEN)
Ruolo Attaccante

#— · Centrocampista

Lee Jae-sung
33 anni
Club 1. FSV Mainz 05 (GER)
Ruolo Centrocampista

#— · Centrocampista

Hwang Hee-chan
30 anni
Club Wolverhampton Wanderers FC (ENG)
Ruolo Centrocampista

#— · Portiere

Bum-keun Song
28 anni
Club Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Ruolo Portiere

#— · Difensore

Lee Taeseok
23 anni
Club FK Austria Wien (AUT)
Ruolo Difensore

#— · Difensore

Cho Wije
24 anni
Club Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Ruolo Difensore

#— · Difensore

Moon-hwan Kim
30 anni
Club Daejeon Hana Citizen FC (KOR)
Ruolo Difensore

#— · Difensore

Park Jinseob
30 anni
Club Zhejiang FC (CHN)
Ruolo Difensore

#— · Centrocampista

Bae Junho
22 anni
Club Stoke City FC (ENG)
Ruolo Centrocampista

#— · Attaccante

Oh Hyeongyu
25 anni
Club Beşiktaş JK (TUR)
Ruolo Attaccante

#— · Centrocampista

Kang-in Lee
25 anni
Club Paris Saint-Germain (FRA)
Ruolo Centrocampista

#— · Centrocampista

Yang Hyunjun
24 anni
Club Celtic FC (SCO)
Ruolo Centrocampista

#— · Portiere

Jo Hyeonwoo
34 anni
Club Ulsan HD (KOR)
Ruolo Portiere

#— · Difensore

Seol Youngwoo
27 anni
Club FK Crvena Zvezda (SRB)
Ruolo Difensore

#— · Difensore

Castrop Jens
22 anni
Club Borussia Mönchengladbach (GER)
Ruolo Difensore

#— · Centrocampista

Kim Jingyu
29 anni
Club Jeonbuk Hyundai Motors FC (KOR)
Ruolo Centrocampista

#— · Centrocampista

Eom Jisung
24 anni
Club Swansea City AFC (WAL)
Ruolo Centrocampista

#— · Centrocampista

Lee Donggyeong
28 anni
Club Ulsan HD (KOR)
Ruolo Centrocampista