Edizione
2026
Scheda nazionale nell'edizione
Primo turno
Canada, Messico e Stati Uniti 2026 · 08/06/2026 - 19/07/2026
Edizione
2026
Esito
Primo turno
Partite
3
Giocatori
26
Staff
0
Racconto
Pagina editoriale dedicata al percorso di questa squadra nel torneo.
Il Mondiale 2026 del Qatar è stato un torneo strano da raccontare, perché dentro poche partite ha contenuto quasi tutto: una gioia storica, una caduta pesantissima, una partita da dentro o fuori e infine un'eliminazione che ha lasciato più domande che rimpianti.
Rispetto al 2022, quando il Qatar aveva partecipato alla Coppa del Mondo da Paese ospitante, questa volta il significato era diverso. Non era più il Mondiale costruito in casa, con tutto il peso politico, organizzativo e simbolico dell'evento. Era il primo Mondiale conquistato attraverso il percorso normale, lontano da Doha, dentro un girone in cui l'Al Annabi poteva sperare di lasciare un segno più solido rispetto alla precedente apparizione.
Alla vigilia, in Qatar si parlava di occasione. Non di girone facile, perché Svizzera, Canada e Bosnia-Erzegovina portavano esperienze, fisicità e qualità differenti, ma di un gruppo in cui la nazionale qatariota poteva provare a competere. L'idea era semplice: dimostrare che il calcio del Qatar non era stato soltanto una parentesi legata al Mondiale casalingo, ma un movimento capace di stare dentro il torneo anche quando le luci e gli stadi non erano più i suoi.
Alla fine, però, il Mondiale del Qatar è rimasto sospeso tra due immagini opposte. Da una parte il pareggio nel recupero contro la Svizzera, il primo punto nella storia qatariota ai Mondiali. Dall'altra il crollo contro il Canada e la sconfitta finale contro la Bosnia, che hanno mostrato limiti troppo grandi per trasformare quella piccola impresa iniziale in un vero cammino.
Il torneo del Qatar era iniziato nel modo più incoraggiante possibile, almeno per il significato storico. Contro la Svizzera, squadra più esperta e abituata a superare i gironi mondiali, l'Al Annabi ha sofferto a lungo, è andato sotto su rigore e per larghi tratti ha dato l'impressione di restare in piedi più per resistenza che per controllo.
Eppure quella partita ha consegnato al Qatar una pagina da ricordare. Nel recupero, quando la gara sembrava ormai indirizzata verso una sconfitta onorevole, è arrivato il pallone che ha cambiato il racconto. Un cross dalla sinistra, una presenza sul secondo palo, una deviazione decisiva e il pareggio. Tecnicamente, il tabellino avrebbe poi assegnato l'autorete a Miro Muheim, ma nel racconto qatariota quel momento resta legato all'assalto finale e alla figura di Boualem Khoukhi, il giocatore che ha costretto la difesa svizzera all'errore.
Non era una vittoria, ma per il Qatar valeva molto più di un semplice pareggio. Nel 2022, davanti al proprio pubblico, la nazionale aveva perso tutte le partite del girone. Nel 2026, alla seconda partecipazione, arrivava finalmente il primo punto mondiale. Una piccola conquista, certo, ma sufficiente per far pensare che il torneo potesse prendere una direzione diversa.
Il problema è che quel punto, invece di diventare una base, è rimasto quasi un'isola. Il Qatar aveva trovato un risultato storico, ma non aveva ancora dimostrato di saper gestire una partita, imporre un ritmo, creare occasioni con continuità o difendersi senza vivere costantemente al limite. La Svizzera aveva sprecato molto, il Qatar aveva resistito e colpito all'ultimo. Nel calcio può bastare per fare storia, ma raramente basta per costruire un Mondiale.
La partita che ha cambiato tutto è stata quella contro il Canada. Non solo per il risultato, ma per il modo in cui è arrivato. Il Qatar è entrato in campo con ancora una strada aperta davanti a sé; ne è uscito con una ferita sportiva enorme, due espulsioni, una reputazione danneggiata sul piano disciplinare e la sensazione di aver perso il controllo del proprio Mondiale.
Il Canada, padrone di casa, cercava una notte storica. Aveva pressione, pubblico, aspettative e una generazione finalmente pronta a lasciare un segno. Il Qatar, invece, avrebbe dovuto fare esattamente il contrario di ciò che ha fatto: abbassare il ritmo emotivo della partita, sporcare la gara con intelligenza, restare compatto e portare i canadesi dentro una serata nervosa.
È successo l'opposto. Il Canada ha trovato subito fiducia, ha attaccato con aggressività, ha colpito attraverso i suoi uomini migliori e ha trasformato la partita in una celebrazione nazionale. Per il Qatar, invece, ogni minuto ha peggiorato il precedente. Prima il risultato si è allargato, poi sono arrivati gli episodi disciplinari, infine l'infortunio di Ismael Koné dopo l'intervento di Assim Madibo, una scena che ha tolto anche il poco calcio rimasto dentro quella serata.
Quella gara è diventata il punto più basso del Mondiale qatariota. Una sconfitta larga può capitare, soprattutto contro una squadra più intensa, spinta dal pubblico e in una serata perfetta. Ma il modo in cui il Qatar ha perso è stato il vero problema. La squadra si è disunita, ha perso lucidità, ha lasciato spazi enormi e ha finito la partita con un'immagine pesante: non solo battuta, ma travolta.
Da quel momento, il pareggio con la Svizzera ha cambiato sapore. Non sembrava più l'inizio di qualcosa, ma quasi un episodio isolato dentro un torneo che stava scivolando via.
Nonostante tutto, il Qatar è arrivato all'ultima giornata ancora con una possibilità. Era una possibilità complicata, ma reale: battere la Bosnia-Erzegovina e sperare che il quadro del girone aprisse una porta verso il turno successivo, magari attraverso il meccanismo delle migliori terze.
È qui che il Mondiale qatariota ha assunto la forma definitiva dell'occasione mancata. Perché contro la Bosnia non serviva una partita perfetta, ma serviva una partita adulta. Serviva restare dentro il match, evitare errori, non regalare campo, non permettere all'avversario di prendere fiducia troppo presto.
Invece la Bosnia ha colpito per prima con il talento giovane di Kerim Alajbegovic, uno di quei giocatori capaci di dare a una nazionale la sensazione che una nuova generazione stia davvero cominciando. Pochi minuti dopo, l'autogol di Sultan Albrake ha reso la salita ancora più ripida. Il Qatar, però, ha avuto il merito di non sparire. Prima dell'intervallo Hassan Al-Haydos ha riaperto la partita, segnando un gol che per qualche minuto ha restituito senso alla serata.
È stato forse l'ultimo vero lampo del torneo qatariota. Un capitano esperto, uno dei volti più riconoscibili della nazionale, che tiene viva una partita quasi compromessa. Un'immagine bella, ma anche malinconica, perché racconta quanto il Qatar si sia appoggiato ancora ai suoi uomini simbolo, a una generazione che aveva già portato il Paese fino al Mondiale di casa e che nel 2026 cercava un ultimo salto.
Nella ripresa, però, la Bosnia ha resistito e poi ha chiuso la gara. Il Qatar ha avuto alcuni momenti offensivi interessanti, ha provato a non ripetere il crollo visto contro il Canada, ma non ha mai dato davvero l'impressione di poter ribaltare il destino. Quando Ermin Mahmic ha segnato il gol della sicurezza, la partita è finita anche emotivamente. La Bosnia ha cominciato a guardare al turno successivo, il Qatar ha capito che il suo Mondiale si sarebbe fermato lì.
Il problema del Qatar non è stato soltanto tecnico, anche se la differenza tecnica con le altre squadre del girone è emersa in modo evidente. Il problema più grande è stato l'equilibrio fragile tra ambizione e realtà.
L'Al Annabi voleva dimostrare di essere cresciuto rispetto al 2022, e in parte lo ha fatto. Il primo punto mondiale non è un dettaglio, soprattutto per una nazionale con una storia così breve nella competizione. Ma appena il livello fisico e mentale si è alzato, il Qatar ha mostrato di non avere ancora la struttura per reggere tre partite mondiali con continuità.
La difesa è stata il reparto più esposto. Contro la Svizzera ha resistito anche grazie agli errori avversari e alle parate, ma contro Canada e Bosnia ha concesso troppo: profondità, seconde palle, ricezioni tra le linee, situazioni in cui gli avversari hanno potuto attaccare l'area con troppa facilità. Non è stata solo una questione di singoli errori. È sembrato spesso un problema collettivo di distanze, tempi di pressione e letture.
Anche il centrocampo ha faticato. Nei momenti in cui il Qatar doveva raffreddare le partite, non è riuscito a farlo. Quando c'era da uscire dalla pressione, troppe azioni sono finite in palloni persi o lanci forzati. Quando invece c'era da proteggere la difesa, la squadra si è allungata troppo. Il Mondiale moderno punisce proprio questo: se non riesci a stare corto, vieni trascinato da una parte all'altra del campo fino a perdere lucidità.
L'attacco ha vissuto di lampi. Akram Afif ha provato a dare qualità e strappi, Al-Haydos ha lasciato il segno contro la Bosnia, Edmilson Junior ha avuto momenti utili, ma il Qatar non ha mai costruito una produzione offensiva stabile. Ha avuto episodi, non dominio. Ha avuto intuizioni, non continuità.
E poi c'è la disciplina. La partita con il Canada ha lasciato una macchia forte. Non solo perché le espulsioni hanno reso impossibile restare competitivi, ma perché hanno dato l'impressione di una squadra che, davanti alla superiorità dell'avversario, ha perso ordine emotivo. In un Mondiale, questa è una differenza enorme: le squadre piccole possono anche perdere, ma devono restare lucide. Il Qatar, a Vancouver, non lo è rimasto.
Julen Lopetegui ha provato a leggere il torneo in modo costruttivo. Dopo l'eliminazione ha parlato di progresso, di esperienza, di futuro. Dal suo punto di vista, il Qatar aveva comunque fatto un passo avanti: qualificazione conquistata sul campo, primo punto mondiale, possibilità di giocarsi qualcosa fino all'ultima giornata.
È una lettura comprensibile, ma incompleta. Perché il Mondiale 2026 del Qatar è stato sì migliore del 2022 nei numeri simbolici, ma ha anche confermato che la distanza dal livello medio del torneo resta ampia. Nel 2022 il Qatar era stato giudicato anche attraverso il peso dell'organizzazione e delle aspettative interne. Nel 2026, invece, il giudizio è più puramente calcistico. E proprio per questo è forse più severo.
La squadra ha dimostrato di poter vivere dentro una partita, come contro la Svizzera. Ma non ha dimostrato di poter vivere dentro un girone. Sono due cose diverse. Una partita può essere salvata da un episodio, da una parata, da un assalto finale. Un girone richiede continuità, gestione, profondità della rosa, maturità tattica, disciplina e capacità di reagire alle sconfitte.
Su questo, il Qatar è rimasto a metà strada.
Partite
Le partite giocate da Qatar a Canada, Messico e Stati Uniti 2026, suddivise per fase.
Fase a gironi
| # | Nazionale | Pt | G | V | N | P | GF | GS | DR |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 7 | 3 | 2 | 1 | 0 | 7 | 3 | 4 | |
| 2 | 4 | 3 | 1 | 1 | 1 | 8 | 3 | 5 | |
| 3 | 4 | 3 | 1 | 1 | 1 | 5 | 6 | -1 | |
| 4 | 1 | 3 | 0 | 1 | 2 | 2 | 10 | -8 |
Posizione 1
SvizzeraPosizione 2
CanadaPosizione 3
Bosnia ed ErzegovinaPosizione 4
QatarRosa
La rosa associata a questa nazionale nell'edizione selezionata.
| # | Giocatore | Età | Ruolo | Club |
|---|---|---|---|---|
| — |
Mahmoud Abunada
|
26 | Portiere | Al Rayyan SC (QAT) |
| — |
Pedro Miguel
|
35 | Difensore | Al Sadd SC (QAT) |
| — |
Lucas Mendes
|
35 | Difensore | Al Wakrah SC (QAT) |
| — |
Issa Laye
|
28 | Difensore | Al Arabi SC (QAT) |
| — |
Gaber Jassem
|
24 | Difensore | Al Rayyan SC (QAT) |
| — |
Hatem Abdulaziz
|
36 | Centrocampista | Al Rayyan SC (QAT) |
| — |
Alaaeldin Ahmed
|
33 | Attaccante | Al Rayyan SC (QAT) |
| — |
Edmilson Junior
|
31 | Attaccante | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Muntari Mohammed
|
32 | Attaccante | Al Gharafa SC (QAT) |
| — |
Al-Haydos Hassan
|
35 | Attaccante | Al Sadd SC (QAT) |
| — |
Afif Akram
|
29 | Attaccante | Al Sadd SC (QAT) |
| — |
Boudiaf Karim
|
35 | Centrocampista | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Ayoub Aloui
|
21 | Difensore | Al Gharafa SC (QAT) |
| — |
Ahmed Homam
|
26 | Difensore | Cultural Leonesa (ESP) |
| — |
Yusuf Abdurisag
|
26 | Attaccante | Al Wakrah SC (QAT) |
| — |
Khoukhi Boualem
|
35 | Difensore | Al Sadd SC (QAT) |
| — |
Ahmed Alganehi
|
25 | Centrocampista | Al Gharafa SC (QAT) |
| — |
Sultan Albrake
|
30 | Difensore | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Ali Almoez
|
29 | Attaccante | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Ahmed Fathy
|
33 | Centrocampista | Al Arabi SC (QAT) |
| — |
Salah Zakaria
|
27 | Portiere | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Barsham Meshaal
|
28 | Portiere | Al Sadd SC (QAT) |
| — |
Madibo Assim
|
29 | Centrocampista | Al Wakrah SC (QAT) |
| — |
Tahsin Mohammed
|
19 | Attaccante | Al Duhail SC (QAT) |
| — |
Alhashmi Alhussein
|
22 | Difensore | Al Arabi SC (QAT) |
| — |
Mohamed Manai
|
23 | Attaccante | Al Shamal SC (QAT) |
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Attaccante
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Difensore
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Portiere
#— · Portiere
#— · Centrocampista
#— · Attaccante
#— · Difensore
#— · Attaccante