Edizione
2026
Scheda nazionale nell'edizione
Primo turno
Canada, Messico e Stati Uniti 2026 · 08/06/2026 - 19/07/2026
Edizione
2026
Esito
Primo turno
Partite
3
Giocatori
26
Staff
0
Racconto
Pagina editoriale dedicata al percorso di questa squadra nel torneo.
Il Mondiale della Giordania è stato il classico torneo che il tabellino rischia di raccontare male. Tre partite, tre sconfitte, eliminazione già dopo la seconda gara: messo così, sembrerebbe un passaggio breve e quasi anonimo. In realtà, per Al Nashama, questa prima Coppa del Mondo è stata molto più di una semplice uscita al primo turno.
La Giordania non era mai arrivata a una fase finale mondiale. La sua presenza nel 2026 era già una pagina nuova per il calcio del Paese, costruita dopo anni di crescita, una finale di Coppa d'Asia raggiunta nel 2023 e un percorso di qualificazione che aveva cambiato il peso della nazionale nel calcio asiatico. Il torneo nordamericano non rappresentava soltanto il premio per una generazione, ma il primo vero confronto con una dimensione completamente diversa.
Il girone, però, non lasciava spazio alla gradualità. Austria, Algeria e Argentina erano tre avversarie con esperienza, fisicità, talento e abitudine a partite di alto livello. Per una debuttante, era un ingresso durissimo. La Giordania lo ha pagato, ma non è uscita senza lasciare nulla: ha segnato in ogni partita, ha giocato tratti di buon calcio, ha mostrato coraggio nelle transizioni e ha dato alla propria gente tre momenti da ricordare.
Il punto è proprio questo: la Giordania non è stata pronta per superare il girone, ma è stata abbastanza viva da rendere il suo esordio qualcosa di più di una presenza simbolica.
La prima partita contro l'Austria era il momento più delicato. Non soltanto per l'emozione dell'esordio, ma perché era probabilmente la gara in cui la Giordania poteva sperare di sorprendere di più. L'Austria tornava al Mondiale dopo una lunga assenza, aveva più qualità ed esperienza, ma non era una corazzata impossibile. Per una debuttante, era la classica partita in cui serviva restare attaccati al risultato il più a lungo possibile.
La Giordania ha iniziato con coraggio. Ha provato a uscire in velocità, a cercare subito Mousa Al-Tamari, a non limitarsi a difendere bassa. Nei primi minuti si è vista l'idea che aveva portato la squadra fino al Mondiale: ordine, transizioni rapide, attacco degli spazi e fiducia nei propri uomini offensivi.
L'Austria ha trovato il vantaggio con una giocata di qualità, ma la Giordania non si è scomposta. Il momento storico è arrivato nella ripresa, quando Ali Olwan ha segnato il primo gol giordano in una Coppa del Mondo. Non era una rete qualunque. Era il punto in cui un'intera storia nazionale entrava finalmente nel tabellino del torneo più importante.
Per diversi minuti, quella partita è sembrata davvero aperta. La Giordania aveva pareggiato, aveva superato lo shock iniziale e stava mostrando di poter competere. Poi sono arrivati i dettagli, quelli che in un Mondiale pesano più del coraggio: un'autorete su palla inattiva, un rigore nel recupero, la capacità austriaca di restare più lucida nei momenti decisivi.
La sconfitta non ha cancellato il valore del debutto, ma ha dato subito un avvertimento. La Giordania poteva stare dentro le partite, ma per prendere punti avrebbe dovuto gestire meglio gli episodi e ridurre al minimo gli errori.
Contro l'Algeria, la Giordania ha giocato la partita che avrebbe potuto cambiare tutto. Dopo la sconfitta con l'Austria, serviva almeno un risultato positivo per arrivare all'ultima giornata con una speranza vera. L'avversaria era più esperta, con giocatori abituati a campionati europei e una maggiore qualità tecnica, ma era anche sotto pressione dopo la sconfitta iniziale con l'Argentina.
La Giordania ha interpretato bene il primo tempo. Ha scelto i momenti, ha sofferto quando serviva e ha trovato il vantaggio con Nizar Al-Rashdan, uno dei giocatori più rappresentativi del gruppo. Quel gol ha aperto per qualche minuto uno scenario enorme: la nazionale debuttante davanti, l'Algeria costretta a inseguire, il girone improvvisamente meno chiuso.
È stato il momento più vicino alla svolta. La Giordania non stava solo partecipando; stava provando a cambiare il proprio destino. Il problema è che il Mondiale, quando ti offre una porta, pretende che tu sappia tenerla aperta.
Nella ripresa l'Algeria ha alzato il ritmo, ha inserito più peso offensivo e ha cominciato a far valere la propria esperienza. Il pareggio è arrivato su calcio d'angolo, con Nadhir Benbouali bravo a sfruttare una situazione preparata e gestita male dalla difesa giordana. Il gol del sorpasso, firmato da Amine Gouiri, ha completato la rimonta e ha trasformato la serata più promettente nel momento dell'eliminazione.
La sconfitta con l'Algeria è stata la più dolorosa perché non ha avuto il sapore dell'inferiorità inevitabile. La Giordania aveva avuto una possibilità concreta, aveva colpito per prima, aveva portato la partita dove voleva. Poi ha pagato la differenza nei dettagli: gestione delle palle inattive, profondità della rosa, abitudine a controllare una gara mondiale quando l'avversario aumenta pressione e qualità.
La gara con l'Algeria ha mostrato anche qualcosa fuori dal campo. In Giordania, l'attesa per il primo Mondiale aveva riempito piazze, locali, maxischermi e conversazioni. Non era soltanto una partita di calcio, ma un evento collettivo. Il fatto che Re Abdallah II e il principe ereditario Hussein fossero presenti allo stadio ha dato alla serata un valore ancora più istituzionale.
Ad Amman, l'entusiasmo era enorme. La nazionale era diventata un punto di riconoscimento nazionale, qualcosa capace di unire tifosi abituali e persone che magari non seguivano ogni partita del campionato locale. Questo aspetto conta, perché il Mondiale della Giordania non va letto solo attraverso ciò che la squadra ha prodotto sul campo. Va letto anche attraverso ciò che ha mosso nel Paese.
La serata dell'Algeria è stata segnata anche da una tragedia, con un morto e diversi feriti durante un affollamento nella capitale mentre i tifosi seguivano la partita. È un fatto che resta ai margini del racconto sportivo, ma che ricorda quanto fosse intenso il coinvolgimento popolare attorno a questa prima partecipazione.
La Giordania ha perso la partita e il sogno qualificazione, ma non ha perso il legame con la propria gente. Anzi, proprio quella sconfitta ha chiarito quanto il torneo fosse già entrato nella memoria collettiva.
L'ultima partita contro l'Argentina era la più affascinante e la meno utile per la classifica. La Giordania era già eliminata, l'Argentina già indirizzata verso la fase a eliminazione diretta. Ma affrontare i campioni del mondo in carica, con Lionel Messi ancora protagonista a 39 anni, dava comunque alla gara un peso speciale.
L'Argentina ha controllato la partita con la naturalezza delle grandi squadre. Anche con alcune rotazioni, aveva più tecnica, più esperienza, più soluzioni e più qualità nei momenti statici. Il gol di Giovani Lo Celso su punizione ha aperto la gara, il rigore di Lautaro Martinez l'ha indirizzata, il successivo ingresso di Messi ha trasformato la partita in una scena quasi inevitabile: il campione che entra e segna ancora su calcio piazzato.
Dentro una gara così, la Giordania ha trovato comunque il suo momento. Mousa Al-Tamari ha segnato nella ripresa, dando alla nazionale un gol contro la squadra più pesante del girone e confermando un dato tutt'altro che banale: la Giordania ha segnato in tutte e tre le partite del suo primo Mondiale.
Non è bastato per prendere punti, ma ha evitato che il torneo si chiudesse con una resa passiva. Al-Tamari era il giocatore più atteso, l'unico realmente abituato a un grande campionato europeo, e il suo gol contro l'Argentina ha dato una forma coerente al suo ruolo: non ha trascinato la Giordania al turno successivo, ma ha lasciato il segno nella partita più visibile.
L'ultima gara ha mostrato la distanza tecnica, ma anche una certa dignità competitiva. La Giordania non ha mai dato l'impressione di poter ribaltare l'Argentina, ma non si è nascosta. Per una nazionale al primo Mondiale, anche questo ha un valore.
Jamal Sellami, dopo l'eliminazione, ha toccato il punto più importante: per crescere davvero, la Giordania ha bisogno che più giocatori competano in campionati più forti. È una frase semplice, ma spiega bene il torneo.
La nazionale aveva organizzazione, entusiasmo e alcuni uomini capaci di accendere le partite. Però, nei momenti in cui il livello saliva, emergeva la differenza di abitudine. L'Austria ha gestito meglio il finale. L'Algeria ha saputo cambiare ritmo nella ripresa. L'Argentina ha controllato la gara anche ruotando molti titolari. La Giordania, invece, ha spesso avuto buoni momenti, ma non abbastanza continuità.
Il caso di Al-Tamari è indicativo. È il giocatore più riconoscibile perché vive un calcio quotidiano più vicino a quello richiesto da certe partite. Ma una nazionale non può reggersi su un solo uomo. Servono difensori abituati a leggere movimenti rapidi, centrocampisti capaci di uscire dalla pressione, attaccanti che sappiano gestire pochi palloni e trasformarli in occasioni vere.
La Giordania ha segnato tre gol, quindi non è stata sterile. Il problema è stato un altro: non riuscire a sostenere per novanta minuti la stessa qualità di scelte, intensità e concentrazione. In un Mondiale, questa differenza si paga subito.
Il rischio, dopo un debutto mondiale senza punti, è chiudere tutto con una formula comoda: bella esperienza, ora si riparte. Ma per la Giordania sarebbe riduttivo. Questo Mondiale ha dimostrato che la nazionale può stare dentro il torneo, ma anche che non può ancora accontentarsi della sola emozione.
La qualificazione al 2026 ha cambiato lo status del calcio giordano. Ha mostrato che il percorso iniziato con la finale asiatica non era un episodio, ma il segnale di una crescita reale. Il Mondiale, però, ha alzato il livello della richiesta. La prossima volta non basterà dire "siamo qui per la prima volta". La prossima volta serviranno punti.
La base c'è: una squadra riconoscibile, un pubblico coinvolto, alcuni giocatori con personalità, un allenatore che ha trasformato l'esordio in materiale di apprendimento invece che in una semplice scusa. Ma il salto successivo dipenderà dalla capacità di rendere normale ciò che nel 2026 è stato straordinario: giocare partite mondiali, reggere la pressione, non emozionarsi troppo davanti al momento.
La Giordania è uscita presto, ma ha fatto una cosa fondamentale: ha tolto al proprio calcio l'idea che il Mondiale fosse un luogo lontano. Ora sa com'è. E questa, per una nazionale alla prima volta, è la differenza tra una favola breve e l'inizio di una storia più lunga.
Partite
Le partite giocate da Giordania a Canada, Messico e Stati Uniti 2026, suddivise per fase.
Fase a gironi
| # | Nazionale | Pt | G | V | N | P | GF | GS | DR |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 9 | 3 | 3 | 0 | 0 | 8 | 1 | 7 | |
| 2 | 4 | 3 | 1 | 1 | 1 | 6 | 6 | 0 | |
| 3 | 4 | 3 | 1 | 1 | 1 | 5 | 7 | -2 | |
| 4 | 0 | 3 | 0 | 0 | 3 | 3 | 8 | -5 |
Rosa
La rosa associata a questa nazionale nell'edizione selezionata.
| # | Giocatore | Età | Ruolo | Club |
|---|---|---|---|---|
| — |
Yazeed Abulaila
|
33 | Portiere | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Mohammad Abuhasheesh
|
31 | Difensore | Al Karma SC (IRQ) |
| — |
Abdallah Nasib
|
32 | Difensore | Al Zawra'a SC (IRQ) |
| — |
Husam Abudahab
|
26 | Difensore | Al Faisaly SC (JOR) |
| — |
Yazan Alarab
|
30 | Difensore | FC Seoul (KOR) |
| — |
Amer Jamous
|
23 | Centrocampista | Al Zawra'a SC (IRQ) |
| — |
Mohammad Abuzraiq
|
28 | Attaccante | Raja Casablanca (MAR) |
| — |
Noor Alrawabdeh
|
29 | Centrocampista | Selangor FC (MAS) |
| — |
Ali Olwan
|
26 | Attaccante | Al Sailiya SC (QAT) |
| — |
Mousa Altamari
|
28 | Attaccante | Stade Rennais FC (FRA) |
| — |
Odeh Fakhoury
|
20 | Attaccante | Pyramids FC (EGY) |
| — |
Nour Baniateyah
|
33 | Portiere | Al Faisaly SC (JOR) |
| — |
Mahmoud Almardi
|
32 | Attaccante | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Rajaei Ayed
|
32 | Centrocampista | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Ibrahim Sadeh
|
26 | Centrocampista | Al Karma SC (IRQ) |
| — |
Mohammad Abualnadi
|
25 | Difensore | Selangor FC (MAS) |
| — |
Saleem Obaid
|
34 | Difensore | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Mohammad Abughoush
|
20 | Centrocampista | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Saed Alrosan
|
29 | Difensore | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Mohannad Abutaha
|
23 | Centrocampista | Al-Quwa Al-Jawiya (IRQ) |
| — |
Nizar Alrashdan
|
27 | Centrocampista | Qatar SC (QAT) |
| — |
Abdallah Alfakhori
|
26 | Portiere | Al Wahdat SC (JOR) |
| — |
Ehsan Haddad
|
32 | Difensore | Al Hussein SC (JOR) |
| — |
Ali Azaizeh
|
22 | Attaccante | Al Shabab FC (KSA) |
| — |
Mohammad Aldaoud
|
34 | Centrocampista | Al Wahdat SC (JOR) |
| — |
Anas Badawi
|
28 | Difensore | Al Faisaly SC (JOR) |
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Portiere
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Difensore