Edizione
2026
Scheda nazionale nell'edizione
Primo turno
Canada, Messico e Stati Uniti 2026 · 08/06/2026 - 19/07/2026
Edizione
2026
Esito
Primo turno
Partite
3
Giocatori
26
Staff
0
Racconto
Pagina editoriale dedicata al percorso di questa squadra nel torneo.
Il Mondiale di Panama è stato un torneo strano da giudicare. I numeri dicono tre partite, tre sconfitte, zero gol segnati e un'altra eliminazione nella fase a gironi. Letto così, sembrerebbe un passo indietro o una partecipazione senza traccia. In realtà, il campo ha raccontato qualcosa di più sottile: Panama è stata molto più competitiva rispetto al 2018, ma non abbastanza concreta da trasformare la crescita in punti.
La differenza con la prima apparizione mondiale è evidente. In Russia, Panama aveva vissuto soprattutto l'emozione della scoperta. Aveva segnato il suo primo gol mondiale, ma aveva anche subito molto, pagando la distanza con Belgio, Inghilterra e Tunisia. Nel 2026, invece, la squadra di Thomas Christiansen è sembrata più adulta, più organizzata, più vicina al ritmo delle partite. Non una comparsa, non una squadra travolta, non una nazionale entrata nel torneo solo per partecipare.
Eppure, proprio questa crescita rende il bilancio più amaro. Perché Panama non è stata spazzata via. È rimasta dentro le partite, ha difeso con ordine, ha creato qualche situazione interessante e ha costretto avversarie più forti a lavorare davvero per batterla. Ma al Mondiale, soprattutto in un girone così equilibrato, restare vicini non basta. Servono un gol, un episodio, un punto, una partita portata fino in fondo.
Panama ha avuto il torneo davanti più volte. Non lo ha mai preso.
Il ritorno al Mondiale aveva un significato diverso rispetto al 2018. Allora la sola qualificazione era bastata a rendere storica la partecipazione. Ogni partita sembrava un premio, ogni minuto aveva il sapore di un debutto nazionale. Nel 2026, invece, Panama arrivava con un'altra ambizione: dimostrare che quella prima volta non era stata un episodio isolato.
La squadra aveva più esperienza, un allenatore con un ciclo più riconoscibile e un gruppo capace di competere con maggiore ordine. Non era una nazionale costruita per dominare, ma aveva un'identità chiara: blocco compatto, attenzione alle corsie, intensità nei duelli, disponibilità al sacrificio e ripartenze affidate a giocatori rapidi e fisici.
Il girone, però, era molto duro. L'Inghilterra partiva da favorita, la Croazia portava ancora il peso tecnico e mentale di una generazione abituata alle grandi competizioni, il Ghana era una squadra atletica, esperta, guidata da un allenatore navigato. Panama era l'outsider, ma non entrava più nel torneo con la leggerezza assoluta di chi scopre tutto per la prima volta.
Questo ha cambiato il modo in cui va letto il suo Mondiale. Nel 2018 bastava esserci. Nel 2026 bisognava competere. Panama lo ha fatto a tratti, ma non ha trovato il pezzo mancante: la capacità di incidere negli ultimi metri.
L'esordio contro il Ghana è stato il momento che ha indirizzato tutto il torneo. Panama ha giocato una partita seria, ordinata, anche coraggiosa per lunghi tratti. Non ha dato l'impressione di essere inferiore in modo netto e ha saputo restare dentro una gara fisica, spezzata, combattuta.
Per una squadra che aveva bisogno di punti, quella partita era fondamentale. Non perché il Ghana fosse semplice da affrontare, ma perché rappresentava l'occasione più realistica per partire bene. Contro l'Inghilterra il livello tecnico sarebbe stato più alto; contro la Croazia l'esperienza avrebbe pesato. Il Ghana era una sfida durissima, ma dentro una cornice ancora possibile.
Panama ha avuto possesso, ha trovato uscite interessanti e ha costruito alcune situazioni che avrebbero potuto cambiare il risultato. Il problema, però, è stato lo stesso che sarebbe tornato nelle partite successive: la squadra arrivava fino a una certa zona di campo, poi perdeva precisione. Mancava l'ultimo passaggio pulito, mancava la conclusione davvero cattiva, mancava il dettaglio capace di trasformare una buona prestazione in una partita vinta.
Il gol del Ghana al 95' ha fatto malissimo proprio per questo. Non è arrivato dentro una partita dominata dagli africani, ma in una gara ancora viva, che Panama sembrava poter portare almeno fino al pareggio. Caleb Yirenkyi ha colpito nel recupero e ha trasformato un punto possibile in una sconfitta pesantissima.
In un Mondiale, perdere all'esordio all'ultimo minuto non è solo una questione di classifica. È una ferita mentale. Ti costringe subito a rincorrere, ti toglie margine, cambia il peso della seconda gara. Panama era uscita dal campo con buone sensazioni e zero punti. La formula peggiore.
La seconda partita contro la Croazia è stata il cuore del Mondiale panamense. Non perché sia stata la più spettacolare, ma perché lì Panama ha mostrato meglio la propria crescita e, allo stesso tempo, il proprio limite.
La Croazia non era più la squadra esplosiva di qualche anno prima, ma restava una nazionale abituata a pensare dentro le grandi competizioni. Aveva Luka Modric alla sua 200ª presenza internazionale, una struttura tecnica superiore e la necessità di vincere dopo l'avvio negativo. Panama, dall'altra parte, sapeva che una sconfitta avrebbe significato eliminazione.
La squadra di Christiansen ha retto bene il primo tempo. Ha difeso con un blocco organizzato, ha chiuso linee centrali, ha costretto la Croazia a girare il pallone senza trovare sempre profondità. Sulle fasce, Panama ha anche creato qualche problema, soprattutto quando riusciva a uscire velocemente e ad attaccare gli spazi laterali. Non era una partita di sola resistenza: c'era un piano, e per un tempo ha funzionato.
Poi è arrivato il momento decisivo. Ante Budimir, entrato dalla panchina, ha segnato nella ripresa sfruttando un cross preparato bene dalla destra croata. Una palla, un movimento, una conclusione. La differenza tra una squadra abituata a trasformare mezzo spazio in gol e una che invece aveva bisogno di molte più condizioni favorevoli per rendersi davvero pericolosa.
Panama non è crollata. Ha continuato a cercare il pareggio, ha avuto una grande occasione con Carlos Harvey e ha chiuso con più tentativi della Croazia. Ma anche qui è mancato il dato essenziale: il tiro giusto, la deviazione giusta, il gol.
Quella sconfitta ha eliminato Panama dal Mondiale con una partita ancora da giocare. È stata una delle eliminazioni più amare perché non ha avuto il volto della resa. Panama ha perso contro una squadra più esperta, ma non si è sentita lontanissima. E forse proprio questa vicinanza ha reso tutto più doloroso.
Dopo la Croazia, Thomas Christiansen ha scelto una lettura molto precisa. Non ha parlato solo di rimpianti, ma di opportunità. Ha detto di sperare che le prestazioni dei suoi giocatori aprissero porte verso campionati migliori e squadre più competitive. In quella frase c'era il vero senso del Mondiale panamense.
Per Panama, la Coppa del Mondo non era soltanto un torneo da giocare. Era anche una vetrina. Una nazionale di questo livello ha bisogno che i suoi calciatori escano, crescano, incontrino ritmi più alti, si abituino a partite più dure. Il salto non si costruisce soltanto in nazionale; si costruisce nei club, durante l'anno, dentro contesti che obbligano i giocatori a migliorare ogni settimana.
Christiansen aveva ragione a essere orgoglioso. Panama aveva perso due partite 1-0 contro avversarie importanti, senza essere travolta e senza sembrare fuori posto. Rispetto al 2018, era un segnale enorme. Ma aveva ragione anche implicitamente quando parlava di porte da aprire: perché la crescita mostrata non era ancora sufficiente per fare risultato.
Il Mondiale ha detto che Panama può difendere, può competere fisicamente, può creare disagio. Ma ha detto anche che molti giocatori hanno bisogno di un livello quotidiano più alto per imparare a scegliere meglio sotto pressione. Contro Ghana e Croazia, la differenza non è stata enorme sul piano dell'atteggiamento. È stata enorme nei dettagli.
L'ultima partita contro l'Inghilterra aveva poco valore di classifica per Panama, già eliminata, ma aveva ancora valore di immagine. Di fronte c'era una delle favorite del torneo, una squadra obbligata a vincere per chiudere il girone al primo posto e arrivata con alcuni cambi ma con talento enorme in ogni reparto.
Panama ha fatto quello che doveva fare: ha provato a tenere bassa la partita, a sporcare il ritmo inglese, a non concedere subito campo centrale. Per più di un tempo, il piano ha funzionato abbastanza. L'Inghilterra ha avuto il pallone, ma non sempre ha trovato velocità e creatività. Panama ha difeso con ordine, ha stretto gli spazi e ha confermato un tratto importante del suo torneo: nessuna squadra l'ha battuta passeggiando.
Poi, nella ripresa, la qualità ha fatto la differenza. Jude Bellingham ha sbloccato la partita e poco dopo ha servito l'assist per Harry Kane. Il gol di Kane ha avuto anche un valore storico per l'Inghilterra, ma per Panama ha rappresentato qualcosa di più semplice e crudele: quando l'avversario ha giocatori di quel livello, puoi resistere a lungo e perdere comunque in pochi minuti.
Il 2-0 finale ha chiuso il torneo senza gol segnati. È il dato che pesa più di tutti. Panama non ha subito goleade, non è stata umiliata, non ha ripetuto il crollo del 2018 contro l'Inghilterra. Ma non ha mai trovato la porta. E in una fase a gironi, soprattutto con il nuovo formato, anche un solo gol può cambiare il senso di tutto.
Il Mondiale di Panama ha mostrato una squadra molto più solida di quanto dica la classifica. Questo va riconosciuto. Tre sconfitte possono sembrare tutte uguali, ma non lo sono. Panama ha perso 1-0 contro Ghana e Croazia, poi 2-0 contro l'Inghilterra. Non ha preso imbarcate, non ha perso il controllo emotivo delle partite, non è diventata una squadra fragile appena colpita.
Il problema era dall'altra parte del campo. Zero gol in tre partite non sono un dettaglio statistico, ma il centro del racconto. Panama arrivava spesso con discreta energia nelle zone laterali, riusciva a portare palloni in area, creava qualche mischia, ma mancava il colpo finale. Troppi cross senza destinatario, troppe conclusioni poco pulite, troppi attacchi promettenti finiti prima di diventare vere occasioni.
Questa sterilità ha cambiato anche il modo di difendere. Quando sai che segnare è difficile, ogni gol subito pesa il doppio. Il 95' contro il Ghana diventa una condanna, non un incidente recuperabile. Il gol di Budimir diventa quasi una sentenza. Il primo gol inglese chiude una partita che, in teoria, avrebbe avuto ancora mezz'ora da giocare.
Panama ha costruito un torneo dignitoso sulla fase difensiva, ma non aveva abbastanza strumenti per cambiare il risultato. Ed è la differenza più importante tra partecipare bene e competere davvero.
Rispetto al 2018, Panama è cresciuta. Questo è evidente. È cresciuta nella tenuta, nell'organizzazione, nella capacità di stare dentro partite più equilibrate. Non ha più avuto il volto della nazionale emozionata e fragile, travolta dal contesto. Ha dato l'impressione di sapere cosa fare, almeno senza palla.
Ma proprio perché è cresciuta, adesso deve cambiare il metro di giudizio. Non può più bastare dire che la squadra ha fatto bella figura. Dopo due partecipazioni mondiali, la domanda diventa più concreta: quando arriveranno i primi punti? Quando arriverà la prima vittoria? Quando Panama riuscirà a trasformare una buona partita in un risultato?
Il torneo del 2026 lascia una risposta incompleta. La nazionale è più vicina al livello mondiale rispetto a otto anni prima, ma non è ancora abbastanza completa. Ha ridotto la distanza difensiva, ma non ha colmato quella offensiva. Ha imparato a non farsi travolgere, ma non ancora a far male.
Questa è la lezione più utile. Panama non deve buttare via il lavoro fatto da Christiansen, perché la squadra ha mostrato una base seria. Però deve alzare la qualità individuale, aumentare il numero di giocatori abituati a campionati migliori e trovare più peso negli ultimi venti metri. Altrimenti rischia di restare nel mezzo: troppo organizzata per essere una comparsa, troppo poco incisiva per fare storia.
Il Mondiale di Panama è finito senza punti e senza gol. Ma non senza segnali. La differenza, per il futuro, sarà trasformare quei segnali in qualcosa che la classifica possa finalmente riconoscere.
Partite
Le partite giocate da Panama a Canada, Messico e Stati Uniti 2026, suddivise per fase.
Fase a gironi
| # | Nazionale | Pt | G | V | N | P | GF | GS | DR |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 7 | 3 | 2 | 1 | 0 | 6 | 2 | 4 | |
| 2 | 6 | 3 | 2 | 0 | 1 | 5 | 5 | 0 | |
| 3 | 4 | 3 | 1 | 1 | 1 | 2 | 2 | 0 | |
| 4 | 0 | 3 | 0 | 0 | 3 | 0 | 4 | -4 |
Posizione 1
InghilterraPosizione 2
CroaziaPosizione 3
GhanaPosizione 4
PanamaRosa
La rosa associata a questa nazionale nell'edizione selezionata.
| # | Giocatore | Età | Ruolo | Club |
|---|---|---|---|---|
| — |
Mejia Luis
|
35 | Portiere | Club Nacional (URU) |
| — |
Blackman Cesar
|
28 | Difensore | ŠK Slovan Bratislava (SVK) |
| — |
Cordoba Jose
|
25 | Difensore | Norwich City FC (ENG) |
| — |
Escobar Fidel
|
31 | Difensore | Deportivo Saprissa (CRC) |
| — |
Farina Edgardo
|
24 | Difensore | FC Pari Nizhny Novgorod (RUS) |
| — |
Martinez Cristian
|
29 | Centrocampista | Hapoel Kiryat Shmona FC (ISR) |
| — |
Rodríguez José Luis
|
27 | Centrocampista | FC Juárez (MEX) |
| — |
Carrasquilla Adalberto
|
27 | Centrocampista | Pumas UNAM (MEX) |
| — |
Rodriguez Tomas
|
27 | Attaccante | Deportivo Saprissa (CRC) |
| — |
Díaz Ismael
|
29 | Centrocampista | Club León (MEX) |
| — |
Barcenas Edgar Yoel
|
32 | Centrocampista | Mazatlán FC (MEX) |
| — |
Samudio Cesar
|
32 | Portiere | CD Marathón (HON) |
| — |
Ramos Jiovany
|
29 | Difensore | Puerto Cabello CF (VEN) |
| — |
Harvey Carlos
|
26 | Difensore | Minnesota United FC (USA) |
| — |
Davis Erick
|
35 | Difensore | CD Plaza Amador (PAN) |
| — |
Andrade Andres
|
27 | Difensore | LASK Linz (AUT) |
| — |
Fajardo Jose
|
32 | Attaccante | CD Universidad Católica (ECU) |
| — |
Waterman Cecilio
|
35 | Attaccante | CD Universidad De Concepción (CHI) |
| — |
Quintero Alberto
|
38 | Centrocampista | CD Plaza Amador (PAN) |
| — |
Godoy Aníbal
|
36 | Centrocampista | San Diego FC (USA) |
| — |
Yanis Cesar
|
30 | Centrocampista | CD Cobresal (CHI) |
| — |
Mosquera Orlando
|
31 | Portiere | Al Fayha FC (KSA) |
| — |
Murillo Amir
|
30 | Difensore | Beşiktaş JK (TUR) |
| — |
Londono Azarias
|
24 | Attaccante | CD Universidad Católica (ECU) |
| — |
Miller Roderick
|
34 | Difensore | Turan Tovuz (AZE) |
| — |
Gutierrez Jorge
|
27 | Difensore | Deportivo La Guaira (VEN) |
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Difensore
#— · Attaccante
#— · Attaccante
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Centrocampista
#— · Portiere
#— · Difensore
#— · Attaccante
#— · Difensore
#— · Difensore