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Gli azzurri durante Italia 1990
La formazione italiana durante Italia 1990

L’Italia nel Mondiale del 1990

Reduce da un più che discreto Europeo (fuori in semifinale, ai piedi dell’inarrivabile Olanda e della grandiosa Unione Sovietica), l’Italia di Vicini si presenta al Mondiale casalingo con un organico agguerrito.

L’età media è piuttosto giovane (26 anni e ai due estremi si collocano i difensori Paolo Maldini e Pietro Wierchowod), e il tasso tecnico decisamente elevato: basta pensare che uno dei pochi Azzurri rimasti inutilizzati sulla ribalta mondiale è il blucerchiato Roberto Mancini.

Accantonati Carnevale (ha aspramente contestato Vicini che lo ha sostituito) e Vialli, il CT dà strada all’ultimo arrivato: Salvatore Schillaci in quel periodo veramente baciato dalla fortuna.

Per la verità alla vigilia del Mondiale si assiste anche a qualche momento di tensione: all’inizio di maggio a Coverciano gli Azzurri sono aspramente contestati dai tifosi viola inviperiti per la cessione di Roberto Baggio ai rivali della Juventus.

Sono comunque i gol di Totò Schillaci a fare la differenza. Vicini lo scopre quasi per caso sin dalla prima partita: mandato in campo al 75′ nel tentativo di sbloccare la partita contro l’Austria, il siciliano ricambia con il gol al 79′. Poi, dopo la vittoria contro gli Stati Uniti, firmata da Giannini, Schillaci, promosso titolare, non sbaglia un colpo: un gol nel 2-0 contro la Cecoslovacchia e Uruguay, un altro nell’1-0 contro l’Irlanda, ancora a bersaglio nell’1-1 che ci costa il KO in semifinale contro l’Argentina di Maradona e infine il botto e il terzo posto contro l’Inghilterra a Bari.

In Italia, grazie proprio allo stato di grazia dello Juventino, si festeggiano le “notti magiche” (ispirate dall’inno al Mondiale di Gianna Nannini), con caroselli di auto per le vie di ogni città ad ogni vittoria Azzurra, grazie ai gol di Schillaci, che ad ogni prodezza rivolge al cielo uno sguardo stranito e incredulo.

Il decoroso cammino degli Azzurri non è ovviamente dovuto al solo Schillaci, sugli scudi anche il portiere dell’Inter Walter Zenga, superato per la prima volta dopo 517 minuti (tuttora record di imbattibilità della manifestazione) dal biondissimo argentino Caniggia a Napoli. Purtroppo il gol costa l’eliminazione e numerosi critici addebitano al portiere la responsabilità per una svagata uscita dai pali.

Come sempre accade, la delusione è enorme. Dopo oltre quattro anni di attesa, fra polemiche relative agli stadi e speranze, il traguardo massimo, sfuggito quando le vicende lasciavano ipotizzare una diversa soluzione, riesce anche a rovinare un brillante terzo posto, sufficientemente in linea con il valore della squadra.

Maglia Ruolo Nome Nato Squadra
1 Portiere Walter Zenga 28 aprile 1960 Inter
2 Difensore Franco Baresi 8 maggio 1960 Milan
3 Difensore Giuseppe Bergomi 22 dicembre 1963 Inter
4 Difensore Luigi De Agostini 7 aprile 1961 Juventus
5 Difensore Ciro Ferrara 11 febbraio 1967 Napoli
6 Difensore Riccardo Ferri 20 agosto 1963 Inter
7 Difensore Paolo Maldini 26 giugno 1968 Milan
8 Difensore Pietro Vierchowod 6 aprile 1959 Sampdoria
9 Centrocampista Carlo Ancelotti 10 giugno 1959 Milan
10 Centrocampista Nicola Berti 14 aprile 1967 Inter
11 Centrocampista Fernando De Napoli 15 marzo 1964 Napoli
12 Portiere Stefano Tacconi 13 maggio 1957 Juventus
13 Centrocampista Giuseppe Giannini 20 agosto 1964 Roma
14 Centrocampista Giancarlo Marocchi 4 luglio 1965 Juventus
15 Attaccante Roberto Baggio 18 febbraio 1967 Fiorentina
16 Attaccante Andrea Carnevale 12 gennaio 1961 Napoli
17 Centrocampista Roberto Donadoni 9 settembre 1963 Milan
18 Attaccante Roberto Mancini 27 novembre 1964 Sampdoria
19 Attaccante Salvatore Schillaci 1 dicembre 1964 Juventus
20 Attaccante Aldo Serena 25 giugno 1960 Inter
21 Attaccante Gianluca Vialli 9 luglio 1964 Sampdoria
22 Portiere Gianluca Pagliuca 18 dicembre 1966 Sampdoria